Viaggio sul 4
Yak
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Milano, alla fermata del tram numero 4, di fronte all'Ospedale Maggiore. Arriva una specie di eurostar che corre lungo i viali cittadini. Salgo su uno di questi nuovissimi convogli dall'avveniristico nome, Sirio, diretto verso Largo Cairoli per andare a casa dove i miei genitori mi aspettano per il pranzo.
Insieme a me entra una signora anziana che commenta con aria divertita "Ma cusa l'è, el tram de la festa?". Ci sono due posti liberi, e la signora ed io ci sediamo vicini.
Ha voglia di chiacchierare, e io le do corda di buon grado. Pare strano, ma anche a Milano trovi ancora chi ha voglia di metterti a parte di fatti piccoli e grandi della propria vita.
E mentre il tram viaggia, silenzioso e veloce, mi comincia a raccontare che era andata in ospedale a trovare un'amica ricoverata per un piccolo intervento. E che con questa amica nel '44, allora quindicenni, erano salite insieme ai partigiani sulle montagne a ridosso del Lago Maggiore, forse più per amore dell'avventura che per consapevolezza. Certo il fuoco già ardeva nei loro cuori, per "Maggio" e per "Broz", nomi di battaglia di quelli che sarebbero divenuti i loro mariti.
"Sono ancora vivi, signora?", "Certo che sì, arzilli come pochi, e sapesse che due rompiballe. Amici per la pelle, almeno una volta al mese vanno a pescare, e due sere alla settimana a giocare a biliardo a Porta Venezia".
"E lei giovanotto che cosa fa nella vita, oltre ad essere tanto paziente da dare ascolto a una vecchia chiacchierona come me?".
E così io, giovanotto quarantottenne, comincio a raccontarle la storia della mia vita, degli anni della mia infanzia e della mia giovinezza a Milano, delle esperienze a Genova e a Torino, dei natali romani e delle origini napoletane, del percorso di vita allegro e tormentato a un tempo, della mia pazza ma impagabile famiglia, delle passioni, della fede politica ("Ahimé, quelli erano tempi... Rischiavamo la vita sulle montagne, ma perdiana, quanti ideali! mica come adesso, con questi che si stanno vendendo l'Italia per un piatto di lenticchie, cercando di convincerci che è progresso...") e del mio percorso spirituale, di mio figlio di un anno e mezzo, bellissimo ma con un problema che sta mettendo alla prova la determinazione e l'ottimismo della mia compagna e mio...
E questa signora, solare e dagli occhi vivissimi, a un certo punto mi interrompe e mi chiede, passando al tu: "Ma alla fine sei una persona felice?"... Ci penso un istante, anche se non ho dubbi, ma ho la sensazione - non sgradevole, in questo caso - di essere stato sgamato... "Sì, direi di sì... credo che per questo motivo ho finito sempre per ottenere ciò che volevo.".
Mi guarda, continuando a sorridere, e mi dice: "Si vede, ma devi esserne sempre consapevole... non sprecare neanche un istante per i rimpianti. Sii sempre grato alla vita, e vedrai che sarai ampiamente ripagato...".
Guardo fuori dal finestrino e vedo il Castello Sforzesco. Siamo al capolinea. Ma fra poco si riparte...

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