Emozioni...
Yak
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Il '68 non l'ho "fatto", poiché a quell'epoca avevo solo 12 anni. Troppo giovane per capire e partecipare. Ma gli anni '70, da un certo punto in avanti, posso dire di essermeli decisamente goduti. Questo per almeno due motivi. Il primo, oggettivo, è che a quell'epoca abitavo a Milano, città allora ricca di passione civile e di grandi fermenti culturali. Il secondo, squisitamente soggettivo, è che a un dato momento sono riuscito a sganciarmi da una certa logica che richiedeva di essere alternativi a tutti i costi. Talmente alternativi che si finiva per diventare autentici campioni di conformismo.
Era il periodo del teatro alternativo, fatto da compagnie alternative, che mettevano in scena testi alternativi, in locali alternativi esiliati in una squallida periferia che di alternativo aveva ben poco. E la musica alternativa, l'arte alternativa, il cibo alternativo. E se non eri abbastanza alternativo, rischiavi di essere considerato un paria.
Una fatica improba ricompensata sovente con una noia infinita.
E così, un bel giorno, decisi che ne avevo abbastanza, e tornai alle mie passioni di sempre: la musica jazz, il cinema francese, la buona cucina, le mostre di fotografia, l'arte goduta sulla base di personalissime emozioni.
L'arte. Non ero e non sono un esperto. Sicuramente lo sono molto meno che in fatto di musica jazz.
Però a un certo punto ho scoperto che pur senza conoscenze e studi specifici, potevo trarre dalla contemplazione di un quadro, sensazioni straordinariamente intense e durature. E così ho imparato a godere dei sogni di Magritte, dei colori parlanti di Kandinsky, e ancora Boccioni, l'incredibile senso di pace di Monet, le storie malinconiche di Hopper, e le seicentesche "fotografie" di Vermeer, il mio preferito, fonte di indescrivibili emozioni... Tutto senza parole, senza mediazioni di alcun genere, altrimenti tanto varrebbe contemplare un foglio di carta bianca. E' una strada che ho imboccato con convinzione profonda.
E così mi è venuta la curiosità di pormi di fronte alle vicende della vita allo stesso modo in cui osservo un quadro o ascolto un brano di jazz. Senza parole, aspettando le emozioni. Qualche volta mi riesce, il più delle volte ancora no. Ma è certo che quando accade, la percezione e la chiarezza sono assolute. Non è poco. Ed è realmente alternativo, in un'epoca dominata dalle chiacchiere.

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