Simulazione di crudeltà
Yak
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Un giorno di circa quindici anni fa, un mio amico mi dette un floppy disk, dicendomi che conteneva un simpatico gioco di simulazione. Il giocatore aveva a disposizione un territorio geografico con alture, specchi e corsi d'acqua, e una serie di oggetti da collocare sul territorio per costruire una città.
Man mano che si piazzavano oggetti sul territorio, la città cresceva e modificava le proprie sembianze, avvicinandosi sempre di più nell'aspetto a una metropoli. Una serie di variabili casuali movimentavano il tutto: terremoti, inondazioni, incendi, mostri, etc. Quel gioco si chiamava SimCity.
La versione regalatami dal mio amico doveva essere una delle prime, se non addirittura la prima. Considerati i confini su cui si attestavano allora grafica e capacità elaborative, l’impatto era davvero notevole.
Dopo un paio d'anni mi capitò fra le mani la versione successiva. Stessa logica di gioco, e notevoli miglioramenti grafici e sonori. Ricordo di aver passato alcune notti insonni intento a costruire la "mia" città.
Poi, come capita di solito anche con i giochi più belli, si finisce per annoiarsi e fortunatamente si ricomincia a dedicarsi alla vita reale.
Fino a un mese fa, quando una sera, a cena da amici, abbiamo lasciato le mogli a chiacchierare nel salone, e noi mariti ci siamo ritirati nello studio del padrone di casa, con l'intento di ascoltare in religioso silenzio un paio di dischi di jazz. Mentre ascoltavamo i virtuosismi di Oscar Peterson in una mirabile esecuzione in trio di "Blues for Big Scotia", quasi introvabile in CD, il nostro amico esordisce con: "Ragazzi, ho comprato un gioco favoloso... Si chiama SimCity4. Volete vederlo?". Essendo noi un'accolita di informatici, navigati ma un po' "cazzari", non ci siamo ovviamente fatti ripetere due volte l'invito.
E così, avviato il gioco, ci siamo trovati di fronte a una città ancora in crescita, ma a uno stadio di sviluppo avanzato. Non potevo credere a ciò che vedevo: strade, auto, autobus, ferrovie, costruzioni di tutti i tipi, dalla villetta al grattacielo, autostrade che tagliavano in due densi boschi, persone che camminavano sui marciapiedi, possibilità di ingrandire fino al livello di un isolato, con una ricchezza di dettagli incredibile.
E in più, rispetto alle versioni precedenti, sono apparsi i "sims", ovverossia personaggi virtuali che danno vita alla città. Funzionano autonomamente, a meno di non volerli controllare direttamente: a quel punto si ha il potere in mano puoi farli sposare, divorziare, arricchire, mandare in miseria.
Dopo un paio di settimane di meditazioni intense, mi sono deciso e ho comprato la mia copia del gioco. Leggendomi le istruzioni ho scoperto che puoi giocare in modalità "Sindaco" - e già lì hai una libertà d'azione che ti rende una sorta di dittatore virtuale - oppure in modalità "dio": quando l'ho scoperto non potevo crederci... Nel manuale si affrettano a dire che "Avrai il potere di Giove nelle mani", giusto per non urtare la suscettibilità di alcuno, ma la sostanza non cambia: puoi scatenare tempeste, distruggere una città con un’esplosione nucleare, rendere la vita un inferno ai poveri e ignari sims, con il gusto di far pagare ad altri - seppur esseri virtuali - ciò che nella vita reale sei costretto a subire, oppure per sfogare gli istinti più bassi e nascosti.
E su tali aspetti il produttore batte con particolare insistenza, probabilmente su consiglio dei suoi esperti di marketing, che non senza ragione, devono ritenerlo il leitmotiv del gioco. Che dire? La cosa mi ha divertito, ma in effetti mi ha anche turbato. Perché sfruttandone alcune caratteristiche, può divenire molto più violento di molti giochi sparatutto in circolazione. Ma di una violenza subdola, che può essere pericolosa, visto il livello di coinvolgimento a cui porta questo straordinario gioco.
Ieri sera, invece di demolire un capannone abbandonato, ho demolito per sbaglio un palazzo residenziale. Sul posto si è formata una piccola folla, e sono arrivati i pompieri e le ambulanze. Mi è venuto male...




