La via dell'acqua che scorre
Yak
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Ho quasi 48 anni, sono italiano, cresciuto nel mio paese in realtà metropolitane (nato a Roma, cresciuto a Milano, parentesi di qualche anno a Genova e a Torino, da circa 7 anni nuovamente a Roma), e di tali realtà ho assorbito più o meno tutto, nel bene e nel male.
Nel bene trovo apprezzabile poter scegliere un film fra un centinaio in programmazione; trovo rassicurante avere un numero indefinito di ristoranti a disposizione per dare libero sfogo al mondo di avidità (nel quale per fortuna non sempre mi trovo); se decido di andare in cerca di un CD di brani rimasterizzati di Art Tatum, so che nel giro di un pomeriggio molto probabilmente gratificherò il mio desiderio, senza dover aspettare la prima occasione di andare "in città", o ricorrere all'acquisto per corrispondenza.
Nel male trovo sempre più difficile misurarmi con il casino, con le code: code al supermercato, code alla posta, code al botteghino del teatro o dell'auditorium, code in auto, code per comprare un maledetto gelato e via discorrendo.
Adesso vi domanderete il perché di questo sfogo, oltretutto banale. Beh, intanto non è uno sfogo, o almeno non lo è più. Mi sto rileggendo, con rinnovata attenzione gli scritti del mai troppo compianto Alan Watts, e quello che in passato era stata pura curiosità accademica si sta trasformando in un'autentica esperienza di vita, a corollario - in verità - di una scelta fatta già diversi anni fa. E siccome invecchiando si diventa più saggi - o meno stupidi, se preferite - ci si rende conto che quei concetti e quei ragionamenti non sono poi così astratti e lontani dalla nostra realtà.
Viene la curiosità di prenderli come dei buoni consigli e di metterli in pratica: e non ci vuole poi molto, poiché – anche se non ci si fa caso – la materia prima abbonda: è la nostra vita quotidiana, in questo senso un'autentica miniera d'oro.
Quindi, come dicevo poc'anzi, non mi sto sfogando: sto scoprendo un mondo nuovo. Ma torniamo ad Alan Watts. Mi sto rileggendo un volumetto dal titolo "Taoismo. La Via oltre la ricerca", e sono arrivato al punto in cui spiega il concetto fondamentale, espresso con due vocaboli cinesi, di "wu wei": wu significa "non", e wei possiede diversi significati: "agire", "sforzarsi", "tendere verso", "forzare". Quest'ultima, secondo Watts è la traduzione più appropriata per rendere correttamente questo concetto. Ritornarci, grazie a una rilettura più attenta dell'Autore, è stato illuminante.
Come dicevo, anni orsono ho fatto una scelta di carattere filosofico/religioso che mi ha consentito di conservare intatta la mia laicità e la mia fede politica. Questa scelta indica nella relazione armonica fra la propria vita e l'ambiente, una chiave fondamentale per il benessere materiale e spirituale di ciascuno, e principalmente la pone come causa fondamentale per la convivenza pacifica e civile fra la gente.
Ma tra la comprensione per così dire "concettuale" di un principio filosofico e la consapevolezza profonda passa una grande differenza. Il "non forzare" è il tassello che mi mancava: e senza quel tassello ho sempre finito per considerarmi in guerra contro le avversità e i problemi, piccoli o grandi che fossero. Ora, non voglio dire che le ostilità siano cessate, ma la voglia di sperimentare mi sta facendo scoprire il gusto della consapevolezza. E non è poco.
Per concludere - augurandomi di non avervi eccessivamente tediato - vi riporto testualmente una deliziosa storia che un antico maestro cinese era solito raccontare ai suoi discepoli, qui ripresa da Watts nel suo libro, che chiarirà il riferimento iniziale al traffico e alle code.
Un saggio camminava lungo la sponda di un fiume, vicino a un'enorme cascata. Improvvisamente vide un vecchietto scivolare nell'acqua, proprio all'inizio delle rapide. Allora pensò: "Quell'uomo dev'essere vecchio e malato, probabilmente sta cercando di farla finita". Ma qualche minuto più tardi, dove le acque tornavano a essere di nuovo calme, il vecchietto saltò fuori dal fiume e cominciò a correre lungo la riva. Il saggio e i suoi discepoli si affrettarono a inseguirlo e dopo averlo raggiunto esclamarono: "Non abbiamo mai visto un'impresa così strabiliante! Come hai fatto a uscirne vivo?" "Sapete," rispose l'anziano personaggio, "non c'è nessun trucco particolare. Sono semplicemente entrato in acqua girando vorticosamente e ne sono uscito nello stesso modo. Sono diventato come l'acqua, in modo da non creare conflitti tra me e l'elemento in cui mi trovavo."




