Non sono un appassionato di musica italiana. Ma rileggendomi il testo di questa canzone di Bennato, ho pensato che quell'isola non c'era allora e, oggi più che mai, continua a latitare...

14 maggio 2007

Disfatta laica

Yak

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Sinistra oggi...
Mezz'ora di rinvio all'inizio ufficiale della manifestazione di piazza Navona, per scarsa partecipazione. Questo l'esordio sconfortante di un evento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto mandare un segnale forte circa l'esistenza di un'Italia diversa da quella delineata da una politica trasversalmente asservita a un benpensantismo di comodo, che ritiene legittimo imporre per legge alla collettività un'etica su scelte che in paesi davvero civili sono pertinenza dell'arbitrio individuale. Naturalmente imporre agli altri, poiché ciò che viene negato ai comuni cittadini è garantito da anni a chi ricopre incarichi politico/istituzionali.

Sono andato alla manifestazione di Piazza Navona, ed eravamo pochi, troppo pochi per reclamare la libertà delle nostre scelte e il riconoscimento di diritti che altrove nessuno si sognerebbe mai di mettere in discussione, a destra come a sinistra.

La fotografia che ancora una volta esce dell'Italia è decisamente inquietante: perché il dato rilevante non è tanto la partecipazione massiccia alla manifestazione di Piazza San Giovanni (il milione di persone effettivamente c'era) dovuta anche a una macchina organizzativa efficiente fin nei dettagli, quanto la partecipazione ridicola alla manifestazione dell'orgoglio laico. Un orgoglio mortificato anche dalla scelta improvvida di voler contrastare nello stesso giorno un evento pianificato accuratamente da mesi, con qualcosa messo frettolosamente assieme in qualche settimana, contando su una passione civile e consapevolezza che in questo paese non esistono più da anni. Non siamo più nel '74. Sarà bene ricordarselo d'ora in avanti. Perché quei partiti che nella laicità avevano uno dei principali fondamenti ideologici e che si sono impegnati attivamente nelle battaglie di allora, ora parlano di equidistanza fra le opposte posizioni, per non ostacolare progetti finalizzati esclusivamente al mantenimento del potere. A questo sottende una società civile (si fa per dire) disimpegnata e individualista che non è assolutamente orientata a considerare i problemi altrui come potenzialmente propri. Il referendum sulla Legge 40 è stata ed è tuttora la testimonianza più eloquente di questo stato di cose.

Come se non bastasse, si intensificano gli attacchi sempre più espliciti a divorzio e aborto. Sull'aborto probabilmente riusciranno a mettere le mani, e non certo per migliorare la legge attuale. Sul divorzio non so: certo il fatto che si cominci a rimetterlo in discussione a livello di dibattito politico, è davvero preoccupante.

Il tutto cosparso con il sale dell'atteggiamento remissivo - per non dire codardo - del governo e di buona parte della classe politica, che non hanno il coraggio di replicare fermamente a ingerenze intollerabili e senza uguali in altri paesi civili. Ingerenze che non ammettono repliche o critiche, pena l'essere accusati di essere potenziali terroristi e consegnati direttamente al pubblico ludibrio.

Questo è solo l'ultimo motivo di delusione verso un governo che molto ha promesso, ma assai poco sta facendo per rimettere l'Italia sui binari di un'evoluzione civile in grado di restituirci una dignità pari a quella di altri paesi europei.




9 maggio 2007

Willy di Montecarlo

Yak

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Vauro: l'ingorgo
Nome che fa pensare al ricco rampollo di una nobiltà da operetta, onnitenente e nullafacente, il personaggio è una delle migliori burle che girano in rete da qualche mese a questa parte.

Ed è anche un discreto flamer, nonostante l'innocuità dei suoi messaggi, fatti tutti di autocelebrazione della propria bellezza, della propria ricchezza, della propria eleganza, e soprattutto della propria irresistibile carica seduttiva. Tutto talmente perfetto e abbondante da non lasciare spazio a equivoci circa il carattere burlesco del personaggio.

Eppure, nonostante l'evidenza di tutto ciò, ogni volta che scrive qualcosa si scatena un putiferio di reazioni, in prevalenza ostili, seguite invariabilmente da polemiche interminabili fra chi - in minoranza - sta allo scherzo, e una moltitudine che sembrerebbe prendere molto sul serio ciò che scrive, producendosi in patetiche e livorose reazioni e in pezzi di notevole seppur involontario umorismo.

Se questo è l'obbiettivo di Willy di Montecarlo, bisogna ammettere che è un successo che si rinnova, ormai da mesi, ad ogni messaggio pubblicato su un discreto numero di forum e di blog.

Oltretutto, il nostro personaggio ha la caratteristica di non rispondere praticamente mai, né ai pochi commenti ironici di chi consapevolmente gli tiene gioco, né alle ondate di insulti, invettive e commenti sdegnati che provengono dai più.

E' stato definito in tutti i modi possibili dai suoi denigratori, troll, fascista, provocatore, robot. A parte la desolante testimonianza di scarsità di senso dell'umorismo, ciò che ai più sfugge, è che si tratta di una presa in giro che si perpetua con la logica di una trasmissione radiofonica, originata da un punto conosciuto e ricevuta da un'anonima moltitudine che si trova in ascolto, ma che sfortunatamente ha la possibilità - a differenza di chi ascolta una radio - di interagire con il mezzo, fornendo così in tempo quasi reale dati di share quanto mai affidabili, che sarebbero il sogno di qualsiasi operatore broadcast. Dati che - grazie all'abbondante partecipazione - testimoniano l'indubbio successo della "trasmissione" e sono un sicuro incoraggiamento a continuare.

Non mi meraviglierei se in calce ai messaggi di Willy cominciassero ad apparire banner pubblicitari.